PSICODIARIO: dalla stanza della terapia

Ci sono volte che le terapie vanno oltre le aspettative, anche quando si tratta delle aspettative di una come me che punta sempre al poker, con poca propensione al compromesso.
Eppure certe volte, certi percorsi, sembra che sovvertano l’ordine universale, ti fanno credere nella magia, anche se hai solide fondamenta scientifiche cui appellarti, ti caricano di luce, di una speranza che si mette a circolare ovunque. Ci sono persone che, durante la psicoterapia, tirano fuori uno strano potere che irradia un senso di possibile tutto intorno, talmente intenso che esce da quella stanza sospesa tra il tempo e lo spazio, tra il passato ed il futuro, tra il dolore assordante e la guarigione.
E ti fa credere, rinnova un atto di fede che hai fatto anni prima, fede in un lavoro, in un processo, nella vita – che se te lo concedi ti da sempre un’altra possibilità – in te come strumento di lavoro, che seppure piena di bozzi e abbozzi, va bene lo stesso.
E questo è successo oggi, che alla fine della sua terapia, la paziente ha detto: “grazie a questo lavoro, ho trovato il mio posto nel mondo”
A me capita ancora, a volte, di titubare su quale sia il mio di posto, mentre lei, invece, lo sapeva qual era il suo, ne era certa e risplendeva. Forte. Felice.
E non ho potuto che credere ancora!
Grazie profondamente.


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