La psicoterapia è efficace? La questione della plasticità neuronale e la strana storia di MrX

Questa è la storia di MrX, un signore come tanti, con una particolarità: soffre di fobia specifica, cioè di un disturbo che si manifesta sotto forma di una paura marcata e persistente per un dato oggetto o situazione. L’oggetto della paura di MrX sono i pappagalli.

Il nostro MrX è terrorizzato dai pappagalli: a lui basta vederli in televisione, al cinema, nel palazzo di fronte per andare nel panico più totale. Questa storia va avanti da molti anni; ma MrX vive in una trafficata città italiana, dove i pappagalli non fanno esattamente parte della fauna locale, per cui, fino ad oggi, non è mai stato realmente motivato ad affrontare questa paura. È sempre stato “sufficiente” girare alla larga dai negozi di animali, evitare documentari di varia natura, scegliere film al cinema ambientati in aree del pianeta prive di pappagalli, mettere al corrente amici e conoscenti di questo “piccolo” particolare per condurre una vita tutto sommato gestibile, almeno secondo il nostro amico. Qualche giorno fa, però, succede un fatto inatteso: il fortunato MrX vince un viaggio-premio aziendale in una paradisiaca località caraibica, dove i volatili in questione sono largamente diffusi. Il primo pensiero è di mettere in campo una reazione di evitamento: rinunciare al viaggio sembra la soluzione migliore. Ma poi qualcosa stride e il nostro amico pensa che sarebbe davvero bello fare una vacanza, peraltro premio, strameritata dopo un anno di durissimo lavoro. Pensa che i Paesi della carta geografica dove non ci sono pappagalli li ha ormai visitati quasi tutti. E pensa anche, per la prima volta concretamente, a come potrebbe affrontare la sua fobia. Dopo un po’ di ricerche, scopre che, per superare un disturbo come il suo, sarebbe necessaria la psicoterapia.

E Mr X pensa e ripensa e si domanda: ma serve davvero la psicoterapia? E se si, a che cosa serve?

Il caso di Mr X è quello di tantissime persone che, messe di fronte alla possibilità/necessità di intraprendere un percorso di presa in carico delle loro difficoltà legate al benessere ed alla salute mentale, non trovano una risposta fondata ed esaustiva ad un quesito vecchio come il mondo: la psicoterapia funziona davvero? E come funziona?

La risposta è sì, la psicoterapia funziona, e gli studi che ce lo dimostrano sono scientifici e attendibili, poiché provengono da un settore di studi innovativo e dalle straordinarie potenzialità: quello che vede la psicologia e le neuroscienze dialogare tra loro. Questo ambito di ricerca trova la risposta anche al nostro secondo quesito, cioè a “come” funziona la psicoterapia.

Ma liquidare la questione così è davvero troppo semplicistico, quindi proveremo a procedere passo passo, avvalendoci della collaborazione del nostro complice, MrX. Innanzitutto, aiutiamo il nostro accompagnatore a comprendere cosa sia concretamente la psicoterapia, così da facilitarlo nel prendere una decisione.

Le definizioni sono numerose ed è basilare fare una selezione ed una integrazione di vari aspetti per giungere ad un punto.

Giusti ci riesce perfettamente, a mio avviso, definendo la psicoterapia come “un sistema di cura pianificato che, nel trattamento di malattie di origine essenzialmente psichica, si basa sull’utilizzo di mezzi psicologici attraverso la relazione terapeutica, con il fine di ottenere la riduzione dei sintomi oppure la modificazione della struttura della personalità. Le teorie di riferimento rispetto alla salute mentale sono numerose, quanto le metodologie tecniche nelle loro varie applicazioni.

La psicoterapia è, dunque, un processo di cura che si realizza tra il terapeuta ed il paziente, con la finalità di migliorare la condizione di vita della persona, minata da un malessere di natura psicologica. Paziente e terapeuta diventano parte di un percorso di co-costruzione che si realizza proprio per mezzo della relazione terapeutica. Attraverso essa, e mediante l’utilizzo di tecniche e strategie ad hoc, ci si pone un obiettivo fondamentale: la riduzione della sofferenza ed il cambiamento.

Ma cosa vuol dire “cambiamento”? Cosa cambia e come facciamo a sapere se davvero è cambiato?

L’orientamento della psicoterapia è quello di condurre il paziente alla messa in atto di modalità di funzionamento più efficaci ed adattive nelle varie aree di vita. Ciò che cambia, quindi, è il proprio modo di agire, a seguito di un mutamento delle modalità percettive e di attribuzione di significato alla realtà circostante.

Ma detto così è ancora complicato.

Per capire meglio, riportiamo tutto al nostro MrX.

La psicoterapia dovrebbe aiutarlo a modificare la sua risposta, il suo comportamento quindi, di fronte alla vista di un qualunque pappagallo: niente panico, niente fuga, niente disperazione. La sua vita non dovrebbe più essere condizionata dalla fobia. Ciò andrebbe di pari passo con un cambiamento nella percezione dei pappagalli da parte di MrX che non dovrebbero più assumere il significato di esseri spaventosi e pericolosi, ma verrebbero ad essere percepiti alla stregua di qualunque altro animale. Insomma, il nostro protagonista sarebbe pronto per fare le valigie e godersi la sua vacanza. E sarebbe pronto anche per uscire senza paura di girare l’angolo e trovarsi di fronte ad un negozio di animali, per vedere qualunque film al cinema e per andare a cena a casa di chiunque senza chiedere prima che animale domestico sia presente nell’appartamento.

La strada percorsa per giungere a questo risultato, cambierebbe a seconda dell’orientamento di scuola del terapeuta scelto da MrX (psicodinamico, strategico, comportamentista, sistemico ecc… per intenderci).

Ma come accadrebbe questo cambiamento? A che livello si attiverebbe, si chiede MrX e noi con lui?

Per rispondere a questo quesito, dobbiamo necessariamente collegarci ad una questione più ampia che riguarda proprio l’origine del nostro agire. Insomma, da dove vengono i nostri comportamenti? Le paure, le motivazioni, le nostre emozioni, le spinte a fare o non fare qualcosa dove nascono?

Ebbene, eccoci al nocciolo: la scienza ci ha dimostrato che tutto ciò che facciamo parte dal nostro cervello, grazie alle sue innumerevoli e straordinarie funzioni. Esso è responsabile di ogni nostra attività, anche della rappresentazione sensoriale del mondo esterno e della produzione di comportamenti, per esempio. Ogni funzione attiva circuiti neuronali specifici, secondo regole e meccanismi molto precisi e affascinanti. Il modo in cui questi circuiti si organizzano dipende danumerosi fattori: la genetica gioca senza dubbio un ruolo importante, ma una funzione fondamentale viene svolta anche dall’ambiente in cui l’individuo cresce e dalle esperienze, soprattutto relazionali, che farà nel corso della vita; insomma, dalla sua storia. Questo vale, naturalmente, anche per la malattia mentale, per i sintomi di ogni natura, per le difficoltà che possiamo incontrare in momenti dati della vita; tutto è frutto del nostro percorso. E c’è di più: essere biologicamente predisposti a sviluppare una patologia di qualunque natura, non significa che ci si ammalerà; l’eventuale espressione di questa predisposizione biologica dipenderà in modo ineluttabile dai fattori ambientali, sociali, relazionali, esperienziali cui l’individuo sarà esposto.

Relazione terapeutica

Per capirci, MrX ci dice, dopo aver iniziato ad indagare col suo terapeuta sulla sua paura dei pappagalli, che sua nonna, una donna severa ed austera, aveva comprato un costoso pappagallo il giorno in cui punì severamente il suo piccolo nipotino, dopo un capriccio durato troppo a lungo. Da lì, il piccolo non tornava felicemente a casa della nonna, ma inconsciamente sapeva di non poter manifestare apertamente tale avversione nei suoi confronti. Ecco, allora, che in modo del tutto involontario e apparentemente accidentale, il piccolo inizia a sviluppare reazioni di terrore di fronte al volatile. A seguito di ciò, le visite dalla nonna furono azzerate, portando il piccolo MrX ad ottenere esattamente ciò che desiderava inconsciamente: non rimanere più a casa della nonna. Il sistema nervoso di MrX ha messo a punto uno schema comportamentale funzionale ad uno scopo preciso, ha attribuito il significato di oggetto fobico al pappagallo, il tutto con una finalità prettamente funzionale al bambino in quel dato momento di vita, secondo le risorse personali a lui disponibili. I fattori esperienziali (la nonna severa, la presenza del pappagallo al momento della punizione), in questo caso, hanno avuto un ruolo fondamentale nello sviluppo della fobia.

Proprio la capacità del nostro cervello di adeguarsi alle condizioni circostanti e di modificarsi in funzione di esse permette agli organismi di adattarsi alle circostanze in cui si trovano. Ciò è possibile proprio grazie alla caratteristica del nostro sistema nervoso

Psicoterapia e plasticità neuronale

chiamata plasticità neuronale: il nostro cervello ha cioè la possibilità di attivare nuovi circuiti neuronali rispetto ad una specifica funzione, che si sostituiscono a quelli precedentemente utilizzati, ove ciò risultasse necessario o più economico e funzionale per l’adattamento dell’individuo alle circostanze esterne.

Su questo meccanismo si fonda e si dimostra l’efficacia della psicoterapia.

La plasticità neuronale è quella che ha consentito a MrX di sviluppare una fobia per proteggersi dalla severa nonna, ma è anche quello che gli consentirà di guarire da essa, una volta elaborato il nucleo scatenante. In questo nuovo momento della sua vita, infatti, la fobia non è più funzionale ad alcun obiettivo, anzi; essa è impedente e limitante. Ecco che, attraverso un percorso terapeutico, MrX avrà la possibilità di elaborare l’esperienza generatrice della fobia, di modificare la sua attribuzione di significato rispetto al pappagallo e, di conseguenza, le sue reazioni di fronte ad esso.

La psicoterapia, quindi, consente di attivare nuovi circuiti neuronali, determinando un cambiamento a livello cerebrale. Ciò è quanto ci dicono gli studi provenienti dalle neuroscienze; attraverso tecniche di neuroimaging, è stato mostrato che a seguito di trattamenti psicoterapeutici si ottengono modifiche importanti nell’attivazione del sistema limbico e delle aree subcorticali, deputate al controllo delle emozioni e delle motivazioni implicite ed esplicite. Alcuni interventi mostrano che, su determinati tipi di patologia, l’effetto della psicoterapia è paragonabile a quello degli psicofarmaci, ma presenta carattere di maggiore stabilità rispetto a questi ultimi, proprio perché conduce ad un cambiamento funzionale e profondo e non connesso al legame di causa-effetto dovuto all’azione del farmaco.

Un’avvincente ricerca del 2014 dimostra addirittura che, nel caso del disturbo post-traumatico da stress, la psicoterapia non solo guarisce i sintomi, ma

Psicoterapia ripara DNA

favorisce i naturali processi di riparazione del DNA causati dal trauma, andando ben oltre gli effetti della farmacoterapia. Gli studi ci dicono, quindi, che la psicoterapia, intesa proprio come esperienza, modifica le funzioni e le strutture del cervello, nella direzione di un funzionamento maggiormente adattivo. Ciò sulla base del principio poc’anzi esposto, in base al quale i fattori ambientali e le esperienze cui l’individuo è esposto, influenzano la struttura morfo-funzionale del cervello.

Ecco che il cambiamento, come risultato del processo terapeutico, diventa oggettivamente rilevabile e misurabile attraverso strumenti tecnici.

Di conseguenza, la percezione personale di soddisfazione del singolo individuo dopo un percorso di terapia, viene supportata da dati scientifici e oggettivamente misurabili.

In pratica, il nostro MrX potrebbe avere dati scientifici del suo cambiamento, sottoponendosi a rilevazioni di neuroimaging in presenza di un pappagallo, prima e dopo la terapia: esse consentirebbero di dimostrare che le aree cerebrali della paura che si attivavano nel cervello del nostro amico quando incontrava un pappagallo PRIMA della psicoterapia, alla fine del percorso non sono più sollecitate. La corteccia prefrontale, responsabile della valutazione del pericolo potenziale, così come l’amigdala, il talamo e l’ippocampo, aree del nostro sistema limbico, non risponderebbero più di fronte allo stimolo precedentemente considerato fobico.

Tutto ciò non fa altro che consolidare il valore tecnico-scientifico della psicoterapia e, nello stesso tempo, apre nuove aree di riflessione, studio e ricerca che condividono un concetto di base a dir poco fondamentale: l’unità indiscutibile tra mente e corpo e la circolarità dei processi che le riguardano.

Con tali basi, si procede verso un implementazione delle discipline che si occupano su più fronti della salute mentale e del benessere, con la strutturazione di nuove possibilità di intervento e presa in carico per chi richiede e necessita di supporto e aiuto.

In ultimo, ma non ultimo, ciò consente di fugare la diffidenza e l’aleatorietà che, per lungo tempo, hanno accompagnato le discipline psicologiche, dando la possibilità alle persone di rivolgersi ad esse con fiducia e sicurezza, per migliorare la propria qualità di vita.

Con buona pace di chi sostiene che sono solo parole!

(LE IMMAGINI SONO REPERITE DAL WEB)

Bibliografia plasticità neuronale

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Damasio (1994) L’errore di Cartesio, Emozione, ragione e cervello umano – Adelphi Ed.

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