Del rientro dalle vacanze e altri drammi

Fine delle vacanze, anche quest’anno!

Rientro dalle ferie

(Coreca – Amantea)

È arrivato Settembre, tempo di ripartenze, pianificazioni, progetti e definizione di nuovi obiettivi. Affidiamo a questo mese dell’anno i nostri migliori propositi, le speranze di realizzazione e di risoluzione di tutte le questioni che abbiamo lasciato sospese prima delle sospirate vacanze, un po’ come se fosse un secondo Capodanno; abbiamo la credenza quasi magica che il suo arrivo sani ciò che non funziona, le insoddisfazioni, gli eventuali insuccessi e le delusioni del pre-ferie. Ce ne andiamo sempre in vacanza, insomma, certi che il rientro sarà, in qualche modo, migliore e che, al ritorno, ripartiremo “col piede giusto”.

Ma allora perché si sente tanto parlare di “trauma da rientro”?

Qualcosa, evidentemente, va storto.

In linea generale, una certa forma di malessere accompagna in modo del tutto naturale e fisiologico la maggioranza delle persone che rientrano da una vacanza. Ciò si può ricondurre ‘semplicemente‘ alla necessità di rimodificare ritmi ed attività di vita e al ritorno ai luoghi di appartenenza: spesso, infatti, si passa in modo brusco da una sorta di “anarchia” vacanziera all’incasellamento di ogni attività, anche la più semplice, in tabelle rigidissime che è inconcepibile non rispettare. Ci si muove, poi, da posti belli e nuovi, città d’arte o con bellezze naturali, ai luoghi cui siamo soliti.

In questi casi basterà, come ormai tutti sappiamo, un momento di riassestamento e tutto tornerà in ordine!

In molti altri casi, però, le cose non vanno esattamente così: accade, infatti, che già in prossimità del rientro si venga solleticati da una certa ansia, dalla preoccupazione delle routine da riprendere, dei progetti da far ripartire, dalle necessità insolute che le nostre vite ci presentano e che, per qualche settimana, abbiamo lasciato chiuse in uno scatolo. Questa distensione, che è solo apparente, non fa che insaporire di un amaro più intenso il ritorno alla quotidianità.

Ma che cosa accade esattamente e perché?

Per comprendere realmente il motivo per cui il ritorno alla quotidianità sia, in molti casi, così destabilizzante bisogna sforzarsi di guardare un po’ più a fondo; tentare di fare una lettura degli eventi che ci consenta di dare un altro significato allo stato emotivo che tinge di scuro il rientro di tante persone. Concretamente, la ripresa della vita di tutti i giorni ci riporta a realtà ed a fatiche emotive rimaste irrisolte alla partenza e che sono alla base di situazioni stabili insoddisfacenti e apparentemente difficili da modificare.

Cerchiamo di capirci meglio.

Tornare alla vita quotidiana può significare, per esempio, ritrovare le situazioni lavorative che ci tormentano ed in cui non ci troviamo bene: il capo che ci fa sentire inadatti, i colleghi con cui non andiamo d’accordo, la promozione attesa lungamente che non arriva, mentre il dipendente assunto dopo di noi ha già ricevuto un avanzamento.

Pensiamo, ancora, alla relazione sentimentale con il proprio compagno/a che in vacanza sembrava resettata e, invece, una volta a casa ritorna a fare acqua; i vuoti, le assenze, la mancanza di attività e spazi condivisi, la sensazione di insoddisfazione.

Può esserci, poi, chi non è gratificato dalle proprie relazioni sociali e, dopo aver passato qualche settimana rilassante in vacanza, torna ad una dimensione di maggiore isolamento che fa sperimentare più solitudine e inadeguatezza.

Questi sono solo alcuni esempi, ma alla base di tutte queste circostanze ritroviamo la difficoltà nel risolvere ed affrontare dimensioni problematiche che hanno certamente origine nella sfera profonda e che si manifestano in modalità comportamentali disfunzionali.

Se ci si sente fortemente inadeguati di fronte ai richiami del proprio superiore, alla base di questa sensazione, con altissime probabilità, ci sarà una bassa autostima e/o la difficoltà di rapportarsi con l’altro in modo paritario e attivo.

Se si porta avanti una relazione sentimentale all’interno della quale si sperimentano da tempo stati d’animo negativi, certamente ci saranno aspetti della propria affettività che necessitano attenzione: l’impossibilità di separarsi, la paura dell’abbandono, l’incapacità di essere se stessi e di esprimere i propri bisogni e le proprie esigenze sono solo alcune delle possibilità.

Ancora, sentirsi insoddisfatti delle proprie relazioni sociali può essere la conseguenza di una difficoltà nel costruire rapporti, a fidarsi dell’altro per paura di essere feriti o anche della reticenza di aprirsi per paura di essere rifiutati o giudicati.

Ognuna di queste circostanze necessiterebbe di un’attenzione particolare per essere compresa ed affrontata.

In ogni caso, quindi, Settembre, ci mette di fronte ad una realtà estremamente significativa: le situazioni disfunzionali lasciate prima delle ferie non mutano da sole. Per cambiare è necessario il proprio intervento, finalizzato ad affrontare le origini dei problemi. É necessario, insomma, fare qualcosa di differente dal passato per vedere modificato il rapporto col proprio capo, per vivere senza ansia le relazioni lavorative, per trovare la forza di cambiare partner o di migliorare la qualità della propria vita sentimentale e di relazione.

È necessario un cambiamento per migliorare la nostra condizione di vita.

Settembre mette le carte in tavola, cala la maschera, stacca la figura dallo sfondo. In fin dei conti, a ben vedere, arriva in nostro soccorso per aiutarci a comprendere dove stiamo sbagliando strada, dove è necessario intervenire per stare meglio.

Ma allora cosa fare?

Intanto è importante definire quale disagio da fine vacanza si sta attraversando! Se ci si trova in fase di riassesto, basterà un po’ di pazienza e presto si tornerà in carreggiata. Quando, invece, ci si rende conto che la tensione, l‘ansia ed i sentimenti negativi che accompagnano il ritorno alla vita di tutti i giorni sono troppo intensi e si protraggono nel tempo, si può cogliere l’occasione per mettersi di fronte a se stessi e comprendere ciò che realmente sta succedendo nella propria vita.

A volte, il fatto stesso di individuare in modo preciso ciò che ci reca disagio, può condurci alla messa in atto di azioni maggiormente finalizzate ed efficaci che possono, in alcuni casi, portarci ad un miglioramento.

Altre volte, questo non basta. Se si realizza che la matassa è troppo ingarbugliata per affrontarla da soli e che i tentativi autonomi di attuare un’evoluzione non sono stati sufficienti, si possono prendere in considerazione altre opzioni: chiedere l’aiuto di un

Psicoterapia

professionista della salute mentale e del benessere, in un’ottica di supporto e non di patologizzazione, può rivelarsi un’ottima strategia. L’obiettivo del lavoro sarà quello di focalizzare i nodi e le questioni che realmente sono alla base del malessere vissuto; ci si dedicherà, poi, alla definizione di strategie di fronteggiamento e di soluzione delle dimensioni problematiche e disfunzionali alla base del disagio.

Quando proprio non se ne ha voglia o non ci si sente predisposti a tele tipo di percorso, il

ricorso a discipline meditative ed introspettive, per esempio, può essere di supporto. Non tutti, necessariamente, sono portati alla psicoterapia.

Ciò che è rilevante è non ignorare la propria condizione e, di conseguenza, compiere atti di cura e presa in carico nei propri confronti; in tal modo si potrà delineare la strada più idonea per il raggiungimento di un maggiore benessere.

Chiedere aiuto

Attenzione a non far passare troppo tempo: il rischio è quello di trovarsi nuovamente assuefatti alle circostanze che arrecano malessere, frustrazione e disagio.

Settembre, dunque, suona come un campanello, ci tende una mano. Sta a noi concederci la possibilità di ricambiare quella stretta; sta a noi, insomma, decidere di affrontare concretamente i problemi e di cambiare in meglio la nostra vita. L’alternativa è quella di riattivare la “modalità struzzo” infilando, ancora una volta, la testa nella sabbia.

Tutto, con la consapevolezza che affrontare le proprie difficoltà è un atto di coraggio. Un atto dovuto prima di tutto a se stessi.

Buona ripartenza a tutti!

(Le immagini sono reperite dal WEB)

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