La sottile linea rossa tra ansia e attacco di panico

La cinematografia è popolata da personaggi che soffrono di ansia: pensiamo ai protagonisti dei film del geniale Woody Allen, così come a quelli, amatissimi, di Carlo Verdone, solo per fare alcuni esempi.

Tra le tante opzioni a disposizione, la scelta di oggi è ricaduta su un accompagnatore DOC, un supereroe dei giorni nostri: Iron Man. Nel terzo film della saga, il supereroe fa i conti proprio con alcuni episodi di attacco di panico.

Potete visualizzare una delle scene più rilevantidel film qui sopra (Iron Man 3 – 2013 – Regia Shane Black). Più avanti, analizzeremo insieme quello che succede al personaggio.

Quante persone conoscete che sostengono di aver avuto almeno un attacco di panico nel corso della loro vita?

Mi trovo spesso ad incontrare, dentro e fuori dal mio studio, persone che mi chiedono aiuto convinte di aver avuto episodi di questo tipo.

Eppure, molte di loro sono vittime di una falsa credenza, di un’informazione inadeguata e fuorviante. Regna, infatti, anche tra addetti ai lavori, una certa confusione tra quelli che sono sintomi accentuati di ansia e l’attacco di panico vero e proprio.

Proviamo a fare chiarezza e a dare alle cose il loro nome.

Iniziamo, come sempre, dalla base.

ANSIA? COME, QUANDO, PERCHÉ.

Le definizioni a riguardo sono numerose e non ne esiste una universalmente accettata.

Possiamo però individuare delle linee comuni tra le varie prospettive che, partendo da Freud fino ad arrivare ai moderni studi di neurofisiologia, ci hanno permesso una adeguata comprensione di questo diffuso stato emotivo. L’ansia è una condizione di tensione e profonda apprensione, caratterizzata da uno stato di allarme che si manifesta, generalmente, in assenza di un pericolo reale. Essa, quindi, anticipa un pericolo non chiaramente identificato.

Ecco, allora, che la persona ansiosa vive nella perenne attesa che qualcosa di brutto si verifichi, anche se non sa esattamente cosa. Secondo alcuni autori, l’ansia può insorgere anche di fronte a oggetti definiti, ma con una reazione generalmente sproporzionata rispetto alla natura dello stimolo scatenante.

L’ansia ha una forte connotazione somatica; essa è infatti accompagnata da sintomi fisici importanti quali tachicardia, affanno, sudorazione, nausea, aumento della tensione muscolare, proprio come se il corpo si preparasse a reagire al pericolo percepito. Tutto questo determina anche la messa in campo di alcuni comportamenti caratteristici: di fronte alla percezione del pericolo (reale o immaginario), la persona tende o ad attuare strategie di evitamento o di fuga per mettersi “al sicuro”.

Ad esempio, se ad un certo punto della mia vita percepisco ansia mentre guido la macchina, pur non comprendendo bene perché ciò mi succede, tenderò a preferire i mezzi pubblici, oppure a farmi accompagnare anche per brevi tragitti, limitando così la mia autonomia e la libertà di chi mi circonda.

L’entità di queste manifestazioni varia su più livelli, a seconda dell’entità del disturbo.

L’ansia può presentarsi sotto forma di crisi intense e transitorie: si parla in questi casi di ansia di stato. In altri casi, essa è pervasiva e costante nella vita del soggetto, connotandosi come ansia di tratto.

Una crisi di ansia si presenta con l’accentuazione di una serie di sintomi caratteristici. La persona, quindi, avverte, ad esempio, aumentato battito cardiaco, una sensazione di tensione ed agitazione crescente, preoccupazione elevata, nausea intensa. La progressione dei sintomi e la percezione dello stato di “crisi” sono graduali e durano anche alcune ore. Generalmente insorgono in soggetti che soffrono di varie forme di ansia.

ATTACCO DI PANICO

Avviciniamoci adesso all’attacco di panico; nel DSM-V, il Manuale diagnostico e statistico dei disturbi mentali (APA, 2013), esso è annoverato tra i disturbi d’ansia. Si presenta come un periodo preciso in cui la persona viene travolta da un senso di terrore vero e proprio in assenza di pericolo reale. Tale stato, si accompagna alla necessità di fuggire dal luogo o dalla situazione in cui si trova. I sintomi che connotano l’attacco di panico sono sia somatici, sia cognitivi.

Vediamoli tutti:

  • sudorazioni

  • tremori o grandi scosse

  • dispnea o sensazione di soffocamento

  • sensazione di asfissia

  • dolore o fastidio al petto

  • nausea o disturbi addominali

  • sensazione di sbandamento, di instabilità, di testa leggera o di svenimento

  • derealizzazione, cioè sensazione di irrealtà, o depersonalizzazione, cioè di sentirsi distaccati da sé stessi

  • paura di perdere il controllo o di impazzire

  • paura di morire

  • parestesie, cioè sensazione di intorpidimento o formicolio

  • brividi o vampate di calore.

Le caratteristiche che definiscono un attacco di panico e lo differenziano dalle crisi di ansia sono prevalentemente due:

1) l’inizio è improvviso; l‘aumento di intensità dei sintomi, fino al picco massimo, è estremamente rapido e si articola nell’arco di circa 10 minuti, spesso accompagnato da senso di catastrofe imminente e di necessità impellente di allontanarsi dalla situazione originaria.

2) Le persone con attacco di panico, per la natura e l’intensità dei sintomi, credono davvero di essere giunti alla fine. Essi riferiscono usualmente di aver avuto paura di morire, di impazzire, di aver avuto un infarto o un ictus. Proprio per questo, nella quasi totalità dei casi, approdano al Pronto Soccorso, dove si procede ad una diagnosi differenziale. Questa caratteristica è l’elemento fondamentale su cui si basa la diagnosi di attacco di panico.

L’ansia che connota questo disturbo si distingue, dunque, da quella generalizzata per la sua natura parossistica e per la maggiore gravità dei sintomi.

Precisiamo anche che gli attacchi di panico possono rappresentare singoli episodi nella vita della persona; più frequentemente, invece, possono manifestarsi a ripetizione e assumere la connotazione di un vero e proprio disturbo di panico (DSM V – 2013)

Ma perché è così importante differenziare gli attacchi di panico da altre manifestazioni di ansia?

Il motivo principale è legato alla comprensione del disturbo portato dalla persona e dalla definizione del progetto terapeutico da realizzare, nonché dalla gravità percepita dal singolo individuo, quando si usano determinate etichette diagnostiche.

Una persona con attacchi di panico sarà portata ad attuare comportamenti di evitamento e di chiusura sempre più accentuati, poiché la paura di trovarsi nuovamente a vivere l’esperienza travolgente del disturbo lo condizionerà in modo profondo. Da qui, possono attivarsi altri livelli di problematicità: pensiamo, ad esempio, ad una persona che, dopo un episodio di attacco di panico avvenuto mentre andava a lavoro, ha paura di recarvisi nuovamente da sola, di ripercorrere la stessa strada o di prendere lo stesso mezzo pubblico. Il condizionamento sarà forte e, man mano, questo non farà che aumentare ulteriormente la tensione e la preoccupazione, in un effetto a spirale che continuerà fino a quando non si giungerà alla decisione di intraprendere un percorso di trattamento adeguato.

Quando, invece, i livelli di ansia consueti si innalzano come avviene nelle crisi di ansia, la persona, sebbene indubbiamente affaticata, non sperimenta l’esplosività impetuosa tipica del panico e, soprattutto, non fa i conti con la paura di morire o di impazzire; elementi, questi, che cambiano notevolmente la quotidianità, la percezione di gravità, nonché il quadro clinico che si prospetta.

Adesso, insieme, possiamo comprendere quanto accade al nostro Iron Man nella scena del ristorante.

Tony Stark-Iron Man parla con il suo amico di questioni di rilievo; arriva allora un bambino che gli chiede un autografo. Il pastello con cui Tony sta scrivendo sul disegno del piccolo si spezza e lì, senza apparente motivo, c’è il punto di rottura: la dirompenza di cui abbiamo parlato poc’anzi fa ingresso e, rispettando perfettamente il copione dell’attacco di panico, il protagonista, ansimante, scappa fuori dal ristorante (allontanamento dalla circostanza) e fa ricorso al suo personale “pronto soccorso”, la sua armatura interattiva ed ipertecnologica. Continuando la visione della scena, vediamo che la prima cosa che che Tony-Iron Man chiede alla sua “armatura” è: “controllami il cuore ed il cervello”, espressione lineare della paura rispettivamente di avere un infarto e di impazzire. Alla fine, l’armatura si pronuncia con una diagnosi lapidaria: “Lei ha avuto un violentissimo attacco di panico”.

Se si porta a termine la visione del film, vediamo che il personaggio incorre in altri due episodi di questo tipo, il che farebbe propendere per una diagnosi di disturbo da attacchi di panico.

Insomma, al nostro eroe consiglieremmo di prendere in carico la situazione, ma come?

ANSIA E PANICO: COSA FARE

Cosa è opportuno fare quando ci si trova a fare i conti con l’ansia nelle sue diverse manifestazioni?

Prima di passare alle considerazioni sui vari trattamenti possibili, è utile una precisazione. Grazie ai recenti studi, si è giunti a corroborare una posizione che già la psicoanalisi sosteneva fortemente: l’ansia, in sé e per sé, non necessariamente è “cattiva”. Essa ha, al contrario, una forte funzione adattiva. Agisce come una sorta di campanello di allarme che ci avverte della necessità di mettere in campo azioni volte alla soluzione di una qualche condizione problematica, interna o esterna.

In tal senso, l’ansia è uno stato emotivo come tutti gli altri.

Essa si tramuta in disturbo quando le risorse che il nostro “Io” attiva per far fronte alla situazione scatenante non conducono alla sua soluzione. In questo caso, l’ansia diventa persistente e invasiva alterando, in modo più o meno significativo, il funzionamento e la qualità delle diverse aree di vita della persona. Ciò che è importante comprendere, sia per le persone che vivono una condizione ansiosa, sia per i clinici che di ansia si occupano, è che essa è sempre portatrice di un messaggio. In tale direzione, il trattamento dei disturbi d’ansia mai dovrebbe essere finalizzato alla sola eliminazione della sintomatologia, attraverso l’utilizzo esclusivo di psicofarmaci, ad esempio. Sebbene essi possano essere utili, in alcuni casi, per stabilizzare le condizioni di base, una psicoterapia associata è sempre da consigliare. Essa avrà la primaria finalità di comprendere la natura profonda di quell’allarme, di capire cosa sta accadendo nella vita di quella persona ed è alla base della sintomatologia sviluppata. Attraverso interventi di empowerment, si consentirà alla persona l’attivazione delle giuste risorse per fronteggiare la situazione problematica e lo sviluppo di nuove modalità di lettura della realtà che non sarà più concepita come fitta di imminenti pericoli. In questo modo, l’individuo potrà sviluppare nuovi schemi comportamentali, mettendo da parte la tendenza all’evitamento e alla fuga, e ripristinando così un adeguato funzionamento nelle aree di vita compromesse.

EMDR, ANSIA E ATTACCHI DI PANICO

Nel panorama delle terapie attualmente più efficaci nel trattamento dei disturbi d’ansia e di panico, un discorso a sé va riservato all’EMDR. Numerose pubblicazioni scientifiche mostrano l’efficacia del metodo nella presa in carico risolutiva delle sintomatologie legate all’ansia. Grazie al quadro teorico di riferimento, è possibile infatti individuare le esperienze passate non elaborate dalle quali è scaturito il disturbo; mediante l’utilizzo di protocolli specifici, l’EMDR permette, poi, di elaborare i ricordi traumatici su cui ansia e panico si agganciano, consentendo così il dissolversi graduale e definitivo dei disturbi. (In bibliografia il link ad una review del 2020 sull’argomento).

Ma torniamo al nostro supereroe e utilizziamo quello che ci siamo appena detti: nel suo caso, dunque, inizieremmo a sostenerlo con una terapia farmacologica che lo aiuterebbe a ripristinare un adeguato equilibrio psicofisico, per esempio attraverso una normalizzazione del sonno. In parallelo, un sostegno psicoterapeutico lo condurrebbe ad individuare quali sono i fattori scatenanti dei fortissimi attacchi di panico (paura di attacchi terroristici imminenti, di perdere le persone care durante le guerriglie, paura di non essere adeguatamente equipaggiato di fronte al “pericolo” ecc.), così da sostenerlo nella ricerca di nuove soluzioni ai suoi vecchi problemi! Proprio come accadrebbe nella realtà.

D’altronde, Iron Man è un personaggio di fantasia, è vero, ma in tutti noi può esserci un pò di lui: in fondo, quando si decide di intraprendere un percorso terapeutico per affrontare i propri problemi, allora si comincia a combattere la propria battaglia. E si diventa, improvvisamente, un po’ eroi.

Immagine dal web

Per chi studia:

– Freud – Inibizione, sintomo e angoscia – OSF – Vol.10 – 1925

– APA – DSM-5 Manuale diagnostico e statistico dei disturbi mentali – Raffaello Cortina Editore,                                                 2014

Immagine dal web                    – Gabbard G.O. – Psichiatria Psicodinamica – Raffaello Cortina, 2007

                                       – Galassi F. – La terapia integrata dei disturbi d’ansia

                                       – Franco Angeli – 2009

                                      -The effectiveness of eye movement desensitization and reprocessing toward anxiety disorder: A                                            meta-analysis of randomized controlled trials.           Yunitri N, Kao CC, Chu H, Voss J, Chiu HL,                                               Liu D, Shen SH, Chang PC, Kang XL, Chou KR.J Psychiatr Res. 2020 Apr;123:102-113. doi:                                                            10.1016/j.jpsychires.2020.01.005. Epub 2020 Jan 28, 2015 Jul;30(4):183-92.

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